I’m a sarden alien in berlin / E PER FINIRE… / 2
ecco la targa a sachsenhausen.
[ndp: veder scritta più volte e con rispetto una parola che qua è alla stregua di una parolaccia, beh, è una frustata (l'ennesima)].
ecco la targa a sachsenhausen.
[ndp: veder scritta più volte e con rispetto una parola che qua è alla stregua di una parolaccia, beh, è una frustata (l'ennesima)].
26 luglio 2008: visita al KZ di Sachsenhausen.
ingresso (credo) e targa su omocausto. c’era un’altra foto di una targa sulla storia dell’omocausto ma non si legge. ora vedo che posso fare.


Proposta di nuova attività da rilevare qualora qualcuno fosse stanco del proprio attuale posto di lavoro…(o ne stesse cercando uno, ça va sans dire…)

[...]
Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell’energia?
“Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l’oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”.
Eppure, dagli Stati Uniti all’Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c’è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti?
“Sa quando è stato costruito l’ultimo reattore in America? Nel 1979, trent’anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie”.
Ma non si parla ormai di “nucleare sicuro”? Quale è la sua opinione in proposito?
“Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo”.
In che cosa consiste?
“Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile”.
[...]
E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l’uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l’alternativa?
“Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità”.
Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti…
“E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l’energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l’uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta. E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma”.
Il sole, però, non c’è sempre e invece l’energia occorre di giorno e di notte, d’estate e d’inverno.
“D’accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.
Se è così semplice, perché allora non si fa?
“Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”.
repubblica (via dibì daje)
copincollo da piovono rane:
***
Ricapitolando, l’intervento salvifico del governo Berlusconi su Alitalia ha i seguenti straordinari effetti sulle seguenti categorie di persone:
i contribuenti, che attraverso lo Stato saranno chiamati a liquidare la bad company (quella che si prende i debiti) rimettendoci - oltre ai 300 milioni di prestito appena fatto - i 445 milioni di obbligazioni emesse nel 2002, per un totale di almeno 775 milioni di euro, per essere ottimisti.
i viaggiatori, che non avranno più alcuna scelta sulla Linate-Fiumicino, visto che ci sarà una sola compagnia in monoolio (ed è curioso il fatto che già adesso i biglietti Airone e Alitalia su quella tratta per settembre siano venduti allo stesso identico prezzo, per la prima volta da sempre).
i dipendenti Alitalia che saranno mandati a casa in almeno 5.000 contro i quasi 3.000 del piano Air France, senza dire che le riduzioni di organico adesso potrebbero essere estese anche ai dipendenti di Airone.
Ottimo lavoro, Silvio.
***
A volte rutto in modo sonoro, ma è solo un gioco, una cosa goliardica. A parte questo mi reputo una persona estremamente educata e non sopporto la cafoneria.
Naturalmente non rutto al bar o al ristorante, e neanche in strada.
adoro il sottile humour della marchesa.
by la sarda (ndp: seguiranno foto dei cassonetti, di attività imprenditoriali tipicamente crucche, e del campo di concentramento di sachsenhausen, le uploado stasera):
Per i tedeschi differenziare i rifiuti e’ cosa moooooolto seria, si sa…ma arrivare addirittura a differenziare il vetro verde da quello marrone e da quello bianco (trasparente) è da FULMINATI!!!
Per ciò che riguarda gli altri materiali, per la strada esistono cassonetti specifici per la carta e la plastica/alluminio (indicati genericamente come leichte Verpackungen=imballaggi poco ingombranti),mentre non deve essere così importante separare l’organico dal resto del pattume, visto che tutto viene indicato genericamente come Restmüll…confesso che ho fatto fatica a digerire questa cosa i primi giorni…;-))
by la sarda:
Starring: la Sarda e la sua amica Eva, giunta a Berlino dopo un estenuante pomeriggio di viaggio (in aereo, si intenda!!)
Quando: domenica 27 luglio 2008
Ore 11 di domenica 27 luglio. La Sarda e Eva con tutta calma si incamminano verso l’East Side Gallery / Oberbaumbrücke. Destinazione: una barca ostello dove fare il brunch domenicale prima di guardare i murales (la maggior parte dei quali ormai drasticamente deteriorati e dal tempo e dallo scarso rispetto dei visitatori, che si ostinano a firmare e scrivere idiozie di ogni specie su quelli che una volta erano delle opere d’arte a cielo aperto)della parte di Muro lasciata appositamente in piedi proprio per farne una galleria a cielo aperto.
Uscite dalla stazione della metropolitana la Sarda e Eva vedono una serie di ragazzi e ragazze che si incamminano verso il ponte con buste piene di verdura. Si guardano, si dicono “ma guarda che forti i tedeschi, si portano il mangiare per andare a fare il pic-nic in qualche parco!”
Man mano che vanno avanti le persone di siffatta sorte aumentano. Alcuni addirittura passano con dei carretti colmi di verdura! La Sarda e Eva sempre più allibite pensano che i pic-nic a Berlino devono proprio essere una cosa seria! ;-P
In effetti vedono anche persone abbigliate in maniera decisamente inconsueta (esempio: T-shirt ritagliate da sacchi dell’immondizia), ma a Berlino…che c’e'da stupirsi??anzi, finisce ancora che uno si sente fuori moda se non ne possiede una simile!
e poi…all’imbocco del ponte appaiono transenne e camionette di polizia.ahhhhhhhhhh, ecco: ci dev’essere una manifestazione!
Eva: “Sara’ la Love Parade?”
Sarda: “no, non credo…”
E.: “beh, però è a luglio…”
S.: “Sì, ma se non sbaglio verso metà…mi sa che ce la siamo persa…”
E.: “in effetti…si lanciano qualcosa…ecco, è una mega gavettonata!!per questo sono bardati con i sacchi dell’immondizia!”
Nel frattempo le nostre protagoniste sono arrivate sul ponte e vedono bene cosa succede: centinaia di persone impegnate a lanciarsi di TUTTO, altro che semplice gavettonata!! Si vedono volare patate, uova, pomodori, lattuga…qualsiasi tipo di verdura e poi, si’, anche qualche gavettone!
La Sarda e Eva intuiscono che trattasi di una sorta di Carnevale di Ivrea e, procedendo divertite e facendo bene attenzione di uscire illese dal ponte, si ripromettono di comprare un quotidiano il giorno successivo per leggere di cosa si tratta.
A un certo punto però vengono avvicinate da due ragazzi che chiedono se vogliono una foto, e allora la Sarda ne approfitta per chiedere che cosa stia avvenendo nel mezzo del ponte. Risposta: “Ach so…die Schlacht!” (Ah, sì…la battaglia!)
Sguardo italiano carico di interrogativi. Spiegazione crucca: ogni anno si svolge questa battaglia tra gli abitanti della circoscrizione / quartiere di Friedrichshain, sino a 19 anni fa appartenente a Berlino Est, e quelli appartenenti a Kreuzberg…Berlino Ovest.
Ah, ok…ora è tutto chiaro! lotta tra 2 quartieri adiacenti al Muro, e da esso divisi per anni, 28 per la precisione. adesso si spiega la veemenza con la quale vengono lanciati gli oggetti e la passione che entrambi gli schieramenti mettono per non uscire sconfitti dalla battaglia.
E’ la solita vecchia storia: non e’ semplice rivalità di quartiere…non e’certo il Palio di Siena!
Qui la lotta continua ad essere tra due diversi stili di vita, tra due mondi completamente opposti che non si incontreranno mai o forse non vogliono incontrarsi per fondersi definitivamente in una cosa sola.
Magari non si odiano, dopo tutto appartengono alla stessa città, e soprattutto i protagonisti della battaglia sono tutti decisamente giovani - sicuramente nati dopo il crollo del Muro o comunque bambini a quell’epoca -, però…l’atmosfera che si respira e’quella di una rivalità che di sano ha pochino…sono passati quasi 20 anni, ma la distinzione tra Wessi e Ossi è ancora molto molto presente, anzi, a volte mi sembra che sia quasi volutamente cercata e accentuata.
figata pazzzzzEEEEscaaaaa.
meco!
cioé, dico: non nella finestrella di chat, proprio chattare che io scrivo in una cella, sharo, e poi tu scrivi nella cella a fianco, e shari.
(o forse è più adatto stica…?)
…
insomma: nerd fantasiose bisognose di ferie.
che noi cicloamatori italiani ci sogniamo.
vogliamo le fotoooooo!!!
votate (a favore ;) del matrimonio gay.
giusto perché poi il baciapile di turno non dica “anche il sondaggio del sole24ore diceva che gli italiani sono contrari”. contrari, forse, ma non tutti.
[...]
Lumache a quattro ruote. Automobili che scivolano pigre sull’asfalto non superando mai la velocità massima (sì, massima) dei 30 all’ora.
[...]
Anche perché - simulazioni alla mano (fornite appunto dagli ingegneri) - questa piccola grande rivoluzione abbatterà gli incidenti del 60 per cento, e lo smog del 40.
In questo quartiere residenziale a due passi dalla centralissima piazza San Carlo la rivoluzione partirà a fine agosto. Gli operai del Comune cominceranno a piazzare cartelli con sopra scritto «zona traffic calming, lavori in corso», a eliminare tutti i semafori, riasfaltare le vie con bitume fonoassorbente per ridurre l’inquinamento sonoro, creare chicane e aiuole capaci di rendere la vita impossibile a chi ama pigiare sull’acceleratore, ma migliorare le giornate di bambini e anziani che vogliono riscoprire il proprio quartiere in edizione slow.
[...]
- la stampa (via dibì)
***
splendida idea. sarà un fiorire di bici!
ma prima già mi immagino l’alzare di scudi incazzati di un po’ tutti. SUVvettari sboroni, commercianti “‘che poi la gente fa meno shopping”, mamme che non riescono a portare puntuali la creatura a scuola, e via scassando. spero di essere smentita dai fatti.
Insomma, dalle parti di Rifondazione si guarda, come al solito, ai soliti vecchi interlocutori. Cioè i pochissimi (sempre meno!) lavoratori salariati dipendenti delle grandi aziende e del settore pubblico. Gente che, peraltro, appena può vota Lega Nord (pur avendo la tessera della CGIL in tasca).
[suzuki]
Oggi sei stato sconfitto perchè sei nel posto sbagliato.
Noi tutti aspettiamo te, aspettiamo che tu acchiappi quegli sciagurati del tuo partito da una parte e quell’altro che ascolta le sirene di Casini dall’altra (che sarebbe il mio segretario) e gli fai capire bene bene cosa significa essere di sinistra, in Italia, nel 2008.
[cristiana alicata]
ogni volta che mi rammarico perché rifondazione è diventata una forza extraparlamentare e mi straccio le vesti per la scomparsa della sinistra dura e pura “‘che in fondo serve”, le cronache politiche mi ricordano immediatamente l’insipienza, l’anacronismo e l’inutilità dei suoi dirigenti (e dei suoi tesserati).
bisogna veramente non capire nulla, e financo goderne, per preferire ferrero a vendola.
complimenti: vi estinguerete orgoglioni (e darete la colpa al PD).
al grido di che figataaaaaa! panda e dibì montano l’accrocchio sulla macchina e ci issano il cavallo d’acciaio blu di panda.

ecco un accrocchio di una nota marca. quello di dibì, molto simile, si incastra con appositi tiranti sul portellone posteriore, si monta in cinque minuti, sta nel bagagliaio, ed è costato un quarto.
tangenziale, autostrada, a velocità ridotta - e vabbeh, è domenica, avete fretta? - sosta tecnica per stringimento tiranti, arrivo a chivasso.
giringiro per i campi di granturco, centrale termoelettrica, piste ciclabili, statali, sole, crema, sudata, libro, pedalata, giardini.
e poi, dulcis in fundo, da vere ecologic insaid… stazione ferroviaria di chivasso per “viaggiare con bici al seguito” e tornarmene a torino, io e la mia bici, su uno degli enne treni che percorrono la tratta chivasso - torino porta susa, sfruttando la potenza del trasporto integrato nell’area metropolitana di torino, manco fossimo ad amsterdam, o a londra o in qualche altra capitale europea (o posto civile che dir si voglia).
funziona così: su tutti i regionali (torino chivasso, 30 km circa, uno ogni 20 minuti) si può caricare la bici montata pagando un secondo biglietto di 2a classe per la stessa tratta O pagando un biglietto bici “forfait” da 3,50 euro, valido per 24 ore e tutti i viaggi che si vogliono fare.
insomma, ho sborsato 4,40 euri, mi sono caricata a spalle il mezzo, ho sceso le scale della stazione di chivasso, sottopasso breve, altre scale per risalire sul binario, ho guadagnato la carrozza con il vano bici (dove le bici possono essere appese come i quarti di bue, oppure semplicemente lasciate ai lati fermate da apposite rastrelliere), e infine con il fazzoletto madido di lacrime ho salutato dibì rimasta sul binario mentre il treno si avviava.
venti minuti di treno senza fermate, puntualissimo, porta susa. altre scale con bici a spalle, sottopasso, altre scale (rampa doppia per uscire in superficie).
ulteriori 5 minuti di pedalata e legavo la bici fuori dall’uscio di casa.
tempo di percorrenza totale: 25 minuti, imbattibile dall’automobile.
dimenticavo: anche portare la bici SUL treno presenta gradini da fare con bici in spalla.
insomma, le vogliamo togliere ’ste barriere architettoniche (così l’opzione treno+bici magari diventa appetibile per i pendolari)?!?!?!
dal ponte isabella, in bici, col cellulare. per inciso: il ponte isabella è il ponte più bello di torino.
siccome CHE la bea mi ha detto che è una bella foto, allora bromuro-stronzeggio (mi alleno per cuba) e la posto.

(prego notare la mole sullo sfondo)
Mohandas K. Gandhi (il Mahatma)
Sulla nonviolenza
“La mia fede nella nonviolenza è una forza estremamente attiva. Non lascia posto alla viltà e neppure alla debolezza. Vi è speranza che il violento diventi un giorno nonviolento, ma per il vile non ve n’è alcuna. Perciò ho detto più volte che se non sappiamo difendere noi stessi, le nostre donne e i nostri luoghi di culto con la forza della sofferenza, vale a dire con la nonviolenza, dobbiamo almeno, se siamo uomini, essere capaci di difendere tutto questo combattendo.”
“Rischierei mille volte la violenza piuttosto che la distruzione di tutto un popolo.”
“La mia nonviolenza non ammette che si fugga dal pericolo e si lascino i propri cari privi di protezione. Tra la violenza e una fuga vile, posso soltanto preferire la violenza alla viltà. Non posso predicare la nonviolenza ad un codardo più di quanto non possa indurre un cieco a godere di visioni piacevoli. La nonviolenza è il culmine del coraggio. E nella mia esperienza non ho incontrato difficoltà a dimostrare a uomini allevati alla scuola della violenza la superiorità della nonviolenza. Codardo quale fui per anni, albergavo la violenza. Cominciai ad apprezzare la nonviolenza quando cominciai a liberarmi della viltà.”
“Non conoscendo la sostanza di cui è fatta la nonviolenza, molti hanno onestamente creduto che fuggire sempre dal pericolo fosse una virtù paragonabile a quella di opporre resistenza, soprattutto quando questa comportasse pericolo per la vita. Come insegnante di nonviolenza devo, per quanto mi è possibile, mettere in guardia da una credenza così meschina.”
“La forza non viene dal vigore fisico. Viene da una volontà indomabile.”
(via dibì)