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“Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” - post secca-style

Scritto in: politica — panda il 29 Aprile 2007 alle 15:19

siccome CHE ho deciso di riappropriarmi delle feste nazionali che più mi stanno a cuore, abbandonando a se stesse quelle che non mi appartengono (e che, a ben guardare, non apparterrebbero neanche alla repubblica italiana), vi auguro con il dovuto anticipo un ottimo primo maggio.

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come direbbe diego di radio di deejay: ed ora, un po’ di storia (copincollo e tagliuzzo qua e là dal sito resistenze.org):

-*-*-*-*-*-*-*

Il 1 Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori.
“Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” fu la parola d’ordine, coniata in Australia nel 1855.

Da Chicago…

A sviluppare un grande movimento di lotta sulla questione delle otto ore furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori statunitensi.
Lo Stato dell’Illinois, nel 1866, approvò una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, la cui entrata in vigore era stata fissata per il 1 Maggio 1867, ma con limitazioni tali da impedirne l’effettiva applicazione. Per quel giorno, venne organizzata a Chicago una grande manifestazione, che ebbe poi strascichi violenti.

…A Parigi

Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi.
A lanciare l’idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese:

“Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi”.

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La data prescelta è il 1 maggio: tre anni prima infatti, il 1 maggio 1886, c’era stata la grande manifestazione operaia di Chicago.

Il 1 Maggio 1886 cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, ma in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400 mila lavoratori incrociarono le braccia. Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80 mila. Tutto si svolse pacificamente, ma nei giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta.
Il lunedì la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati davanti ad una fabbrica per protestare contro i licenziamenti, provocando quattro morti.
Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno dopo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. I poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti.
Il giorno dopo a Milwaukee la polizia sparò contro i manifestanti (operai polacchi) provocando nove vittime. Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati.
Per i fatti di Chicago furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici malgrado non ci fossero prove della loro partecipazione all’attentato. Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l’11 novembre 1887.
Il ricordo dei “martiri di Chicago” era diventato simbolo di lotta per le otto ore e riviveva nella giornata ad essa dedicata: il 1 Maggio.
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Man mano che ci si avvicina al 1 maggio 1890 le organizzazioni dei lavoratori intensificano l’opera di sensibilizzazione sul significato di quell’appuntamento.
Monta intanto un clima di tensione, alimentato da voci allarmistiche: la stampa conservatrice interpreta le paure della borghesia, consiglia a tutti di starsene tappati in casa, di fare provviste, perchè non si sa quali gravi sconvolgimenti potranno accadere.
Da parte loro i governi, più o meno liberali o autoritari, allertano gli apparati repressivi.
In Italia il governo di Francesco Crispi usa la mano pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi manifestazione pubblica sia per la giornata del 1 maggio che per la domenica successiva, 4 maggio.
Infine, manca un centro vero e proprio di coordinamento dell’iniziativa e, sopratutto, in Italia l’obiettivo delle otto ore è ancora un obiettivo considerato prematuro.

Per tutti questi motivi, la riuscita del 1 maggio 1890 costituisce una felice sorpresa, un salto di qualità del movimento dei lavoratori, che per la prima volta dà vita ad una mobilitazione su scala nazionale, per di più collegata ad un’iniziativa di carattere internazionale.

Visto il successo di quella che avrebbe dovuto essere una rappresentazione unica, viene deciso di replicarla per l’anno successivo.

Il 1 maggio 1891 conferma la straordinaria presa di quell’appuntamento e induce la Seconda Internazionale a rendere permanente quella che, da lì in avanti, dovrà essere la “festa dei lavoratori di tutti i paesi”.

*-*-*-*-*-*-*-*

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e infine, che non guasta mai, mi sono data una rinfrescata su quello che dice la nostra costituzione sul diritto/dovere al lavoro (insomma, perché è così importante ’sto lavoro benedetto?):

PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
[...]

Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

PARTE I - DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

TITOLO III - RAPPORTI ECONOMICI
Art. 35.
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.
Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

Art. 36.
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 37.
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Art. 38.
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.
L’assistenza privata è libera.

Art. 39.
L’organizzazione sindacale è libera.
Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.
È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.
I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

Art. 40.
Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.

Art. 41.
L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Art. 45.
La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.
La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato.

Art. 46.
Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

TITOLO IV - RAPPORTI POLITICI
Art. 51.
[...]
Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

Art. 52.
[...]
Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici.

PARTE II - ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA

TITOLO V - LE REGIONI, LE PROVINCIE, I COMUNI
Art. 120.
La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, nè adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, nè limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.

a massimooooo

Scritto in: sciocchezzuole — panda il 26 Aprile 2007 alle 20:30

ti dico solo questo in merito alla maglietta che portavi ieri:

il ruggito della panda

Scritto in: sciocchezzuole — panda il 26 Aprile 2007 alle 19:17

stamattina al “ruggito del coniglio” su radiodue, presta e dose raccoglievano (dagli ascoltatori mezzi addormentati della mattinata feriale) le parole da salvare della lingua italiana.

ovviamente il mio pensiero è corso alla persona che conosco che parla in modo più colto, a cui vorrei dedicare almeno un lacerto di questo post. ;)

e poi lancio il sondaggio anch’io: che parole vorreste salvare?
per ora mi vengono in mente:
a iosa
onusto
all’uopo
beltà
obsoleto
addivenire

parlami d’amore

Scritto in: sciocchezzuole — panda il 25 Aprile 2007 alle 19:31

a volte trovi nei libri quello che provi e che non sai descrivere, o quello che vorresti, o ancora quello che si vorrebbe saper donare.

[...] qualcuno che non è la nostra ombra né il nostro riflesso e neppure il nostro complemento, ma se stesso, che ci lascia una libertà divina ma contemporaneamente ci costringe ad essere quello che siamo. [...]

– Marguerite Yourcenar (parlando di Grace Frick) 

25 aprile 1945

Scritto in: politica — panda il 25 Aprile 2007 alle 10:40


“Il 25 aprile 1945 i partigiani liberano Milano dall’occupazione dei nazisti e dai fascisti.
Anche la popolazione civile insorge e vaste zone dell’Italia settentrionale - e molte città - vengono liberate prima dell’arrivo delle truppe anglo-americane che, dopo aver superato l’ultimo ostacolo della Linea Gotica in Toscana, incalzano le truppe tedesche in ritirata nella pianura Padana. In Europa, intanto, l’Armata Rossa sovietica dilaga in territorio tedesco e giunge alle porte di Berlino mentre gli anglo-americani, dopo lo sbarco in Normandia, avanzano attraverso il Belgio; Hitler, di fronte alla disfatta, si suicida nel suo bunker. Più di cinque anni dopo l’invasione tedesca della Polonia, dunque, la guerra mondiale giunge al suo epilogo (il Giappone invece si arrenderà solo in settembre, dopo lo sgancio di due bombe atomiche da parte degli americani).

In Italia, l’ultimo inverno di guerra è terribile. Gli Alleati sono bloccati sulla Linea Gotica, che taglia la penisola da est ad ovest all’altezza della Toscana, mentre le atrocità dei nazisti ai danni della popolazione civile si moltiplicano. Solo all’inizio della primavera il generale Alexander lancia l’offensiva finale: il 21 aprile gli anglo-americani entrano a Bologna e si aprono definitivamente la strada verso la valle del Po. Le bande partigiane, contemporaneamente, attaccano le città ancora occupate, dove la popolazione civile insorge contro i nazisti e i fascisti. Entro il 25 aprile i centri maggiori (Milano, Bologna, Genova, Venezia) vengono liberati, alcuni giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate (nota di panda: torino viene liberata il 28 aprile).

L’ultimo atto del fascismo è il tentativo di fuga prima e la fucilazione poi di Benito Mussolini. All’inizio dell’insurrezione di Milano il dittatore è ancora in città e, di fronte al precipitare degli eventi, tenta di concordare col Comitato di liberazione nazionale una resa onorevole. I dirigenti del Cln-Ai però sono irremovibili nel pretendere la resa senza condizioni. Mussolini allora decide la fuga, travestito da soldato tedesco e sotto la scorta delle SS, verso la Svizzera (col progetto di riparare poi in Spagna, ancora governata dal generale Franco). Giunto nei pressi della frontiera, però, a causa delle difficoltà di superare il confine, il gruppo si unisce a un distaccamento tedesco in ritirata. A Dongo il dittatore viene riconosciuto e catturato da un gruppo di partigiani.”

Fonte: Centro Studi della Resistenza

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buona festa della liberazione a tutti
(è la festa di quando siamo ri-nati)!

e voglio andare a visitare questo e questo, al museo diffuso della resistenza

a dirla tutta

Scritto in: sciocchezzuole — panda il 23 Aprile 2007 alle 21:26

io ci sono affezionata al mio ciclo.

altro che i SE di kipling e veltroni

Scritto in: sciocchezzuole — panda il 23 Aprile 2007 alle 19:10

i TIPO di mgz:

***
qualcuno che sia in grado da far PROGREDIRE il paese. Nel senso che abbia idee PROGRESSISTE.

Tipo varare un piano energetico che tra 10 anni ci consenta di abbandonare il petrolio.
Tipo che ci sia un VERO stato sociale, sul modello scandinavo.
Tipo che i diritti civili siano importanti quanto quelli economici, e che ti sposi in comune se sei etero e omosessuale.
Tipo un paese in cui ci si muove su treni ad alta velocità, metropolitane, navi, bici e non si sia costretti a comprare un’automobile.
Tipo un paese che ri-nazionalizza le principali infrastrutture (tipo rete telecom, ferrovie, poste ecc) e che le fa funzionare al servizio del cittadino (una volta il telefono costava poco e funzionava mediamente bene. Adesso costa tantissimo e prova a chiedere assistenza. Una volta i treni costavano poco e arrivavo mediamente in ritardo. Oggi costano di più, e il servizio fa schifo uguale se non peggio).
Tipo che danno il wi fi a libero accesso…
***

[aggiungete se volete]

COMPAÑEROS !!!

Scritto in: sciocchezzuole — panda il 23 Aprile 2007 alle 16:46

tenete alta la bandiera (e i pugni) anche in vece mia!

.

* BURP!

PD

Scritto in: politica — panda il 22 Aprile 2007 alle 20:42

invece io potrei considerare l’ipotesi di entusiasmarmi un minimo solo se in un futuro prossimo la finocchiaro ne diventasse presidentessa.

ho bookcrossato!!!

Scritto in: sciocchezzuole — panda il 22 Aprile 2007 alle 20:24

oggi in piazza carlo alberto.

ho mollato due croste illeggibili (la notte dei blogger, mi perdonino i blogger, e foto di gruppo con signora, mi perdoni heinrich boell), ho recuperato - in mezzo a una miriade di altre croste - un libro di erri de luca (nocciolo d’oliva) e, soprattutto, mi è stato chiesto (affinché potessi prendere il libro) di rilasciare un “piccolo intervento video”.

MI CHIAMO
elena
VENGO DA
torino
LIBRO PREFERITO
(mmmmhm mah boh mpf ngh mbeh machenesò) i racconti di san francisco di armistead maupin
PERCHE’
perché parlano d’amore
PERCHE’ MI PIACE LEGGERE
per entrare in nuovi mondi e volare con la fantasia (!)

pare che questa mia perla si troverà in mezzo ad altre millemila sul sito fnac e allo stand fnac della fiera del libro. spero di non rivedermi mai.

a spese dello stato?

Scritto in: sciocchezzuole — panda il 22 Aprile 2007 alle 12:24

apprendo da axell che beppe grillo si è lanciato contro il chiampa, sia sul suo blog, sia durante uno show qua a torino.

di primo acchito, l’attacco di grillo mi sa di lesa maestà*: il chiampa è un ottimo sindaco, i torinesi lo amano, e io non faccio eccezione (non sto a ripetere il salto di qualità che torino ha fatto sotto le gestioni chiamparino perché vi annoierei).
certo, la perfezione non è cosa di questo mondo. mi sarebbe piaciuto, per esempio, che sfilasse al pride2006, che - bresso-style - si lanciasse in perorazioni laiche (laiciste? ma sì, laiciste, la parolaccia dgli anni 2000), che non avesse rinnegato, a parole, il suo essere uomo di sinistra dopo essersi preso il 66,6% dei voti alle ultime amministrative.

però le argomentazioni di grillo sono di un qualunquismo tremendo. tralasciando le battute anti-TAV, su cui ormai posso dire di avere “le balle che strisciano per terra” (scusate il francesismo), ve ne cito una per tutte:

della sua vita, sempre operosa, fa di tutto e sempre a carico dello Stato: il consigliere comunale, il segretario provinciale, il deputato e anche il sindaco.

ma che vuol dire? che i dipendenti statali sono dei parassiti?
grillo, ma va’ travajé, va’!

aggiornamento: axell gli risponde punto per punto e rimanda all’interessante post di raffaele bianco, che parla di monnezza (termovalorizzatori e raccolta differenziata).

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* torino è città di amori folli e totali, financo eccessivi. abbiamo bisogno di un re, ho letto una volta: prima i savoia, poi la famigggghia agnelli. e questo può spiegare l’idolatria per il buon chiampa.

tglff\2 - beata ingenuità

Scritto in: sciocchezzuole — panda il 22 Aprile 2007 alle 0:26

Nina’s Heavenly Delights
regia: Pratibha Parmar
(UK, 2006, 35mm, 96’, col.)

è una commedia stile “sognando beckham”.
il sito del tglff (ngh mpf) la riassume così:

Nina ha lasciato Glasgow dopo una lite con il padre. La morte improvvisa di quest’ultimo la riporta a casa, dalla famiglia Shah e dal loro premiato ristorante, The New Taj.
Il suo ritorno la mette di fronte ad alcune sorprese: i debiti di gioco del padre, un ex fidanzato amareggiato, un amico d’infanzia divenuto una drag queen di Bollywood.
Nina si imbarca in una missione personale per vincere il premio per il curry “Best of the West” in memoria del padre e, contemporaneamente, si accorge di essersi innamorata dell’appena incontrata Lisa*.
Riuscirà a vincere entrambi i premi?

[dato che non lo vedrete, vi spoilero: nina e lisa, chiaramente (è una commedia!) si baciano in diretta su una tv nazionale e vincono l'ambito premio]

il film è molto gradevole, frizzante, leggero:
si parla di innamorati e innamorate, di amori nascosti (anche eterosessuali) che sbocciano e che vengono poi rivelati, di cucina, di spesa, di cipolle tagliate, di pentole sui fornelli.
di una famiglia allargata, di una ragazzina indiana che balla al suono della cornamusa mentre i suoi famigliari cucinano il chicken shakatiakkakaka (gil, aiuto, chicken?), si innamorano, parlano, litigano e fanno la pace, si riavvicinano dopo anni, mangiano, cucinano.
di spezie, carne, sorrisi e baci.

nel q’n'a (quante cose si imparano) dopo il film, la regista, signora sorridente, candida e solare, riassume infatti il suo film con queste parole cristalline (e per niente ironiche, beata ingenuità):
“parla di cucina e di famiglia. spero quindi che in italia sia proiettato e abbia successo”.

fragorosa risata in sala.

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* la storia è chiaramente autobiografica. la regista ci ha messo 7 anni prima di trovare un produttore: le chiedevano tutti di sostituire lisa con john.

tglff\1 - i casi della vita

Scritto in: sciocchezzuole — panda il 22 Aprile 2007 alle 0:09

il tglff, che è l’acronimo stronzo per il turin gay lesbian film festival (da sodoma a hollywood etc etc), in corso in queste lande in questi giorni, si svolge nel centralissimo, nuovissimo, trendissimo, radical-chicchissimo multisala ambrosio di corso vittorio.

ergo, stasera verso le 20 prendo il 9 per recarmi all’appuntamento con il trendissimo e radical-chicchissimo gil per vedere “Nina’s Heavenly Delights” di Pratibha Parmar (mini-trama funzionale al prossimo post).
sul 9, proprio accanto a me siede un trendissimo e radical-chicchissimo e carinissimo (e gayssimo) fanciullo, che legge il programma del festival su un opuscolo.
che fa panda quindi? manda immediatamente un sms al suo socio per dirgli “sono sul nove vicino a un bel tomo che ti piacerebbe e sta venendo all’ambrosio ;-)”

arriviamo alla fermata giusta e il tizio, come da previsioni, scende e si dirige verso il cinema. scendo anch’io e mi dirigo verso il cinema cercando di camminargli accanto con lo scopo di arrivare davanti a gil affiancati e potergli poi dire (urlando, sgomitandolo e facendogli palesemente l’occhiolino, of course) “ecco, ecco, è lui il bel tomo”.
arriviamo dunque affiancati davanti a uno smagliante gil e, mentre io saluto gil, gil saluta e stringe la mano al bel tomo!!!
a me cade la mascella (ho pensato: “come mi è diventato coraggioso il fanciullo!” e anche “ma come conosco i suoi gusti!”).

il bel tomo poi passa oltre e io dico, sempre a mascella aperta “era lui il bel tomo!!!”
e gil “è un mio collega!”*

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* come dice la nappy: torino città di finocchi ;-)

un’altra morale, più terrena e concreta

Scritto in: citazioni — panda il 21 Aprile 2007 alle 10:04

[...] che occorre diffidare del quasi-uguale [...], del praticamente identico, del pressapoco, dell’oppure, di tutti i surrogati e di tutti i rappezzi. Le differenze possono essere piccole, ma portare a conseguenze radicalmente diverse, come gli aghi degli scambi; il mestiere del chimico consiste in buona parte nel guardarsi da queste differenze, nel conoscerle da vicino, nel prevenirne gli effetti. Non solo il mestiere del chimico.

– Il sistema periodico (Potassio), Primo Levi

la serialità degli errori

Scritto in: citazioni — panda il 20 Aprile 2007 alle 18:27

Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo.

– Primo Levi

comunque

Scritto in: poesie — panda il 19 Aprile 2007 alle 18:20

la ballucco è una grande.

o mia amichetta* diletta

Scritto in: sciocchezzuole — panda il 18 Aprile 2007 alle 0:42

va bene, la favola no, ma neanche gli zombie che mi fanno bu da dietro la porta!

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no, a las vegas no!

Scritto in: sciocchezzuole — panda il 17 Aprile 2007 alle 22:35

cioé, capìto, il mio mito di adolescente è andata a vivere a las vegas!!! oRrRrOre!

da sere

attenti al gatto

Scritto in: sciocchezzuole — panda il 16 Aprile 2007 alle 19:28


insidie in zona lingotto. (foto da Candy’s Room)

stasi*

Scritto in: sciocchezzuole — panda il 15 Aprile 2007 alle 12:34

consigli di visione:

le vite degli altri (sarda, leben der anderen) di hans franz kunz gronz (ora lo cerco e lo copincollo) Florian Henckel Von Donnersmarck.
a prescindere dal fatto che abbiamo pagato il biglietto ridotto perché nella sala a fianco del cinema c’era il (peraltro silenzioso) concerto dei marlene kuntz, il film è assolutamente da vedere.

si tratta di berlino est nel 1984, del grande fratello stasi, di chi crede nel sistema e di chi vacilla.
ma soprattutto sono sguardi intensi e poche parole, (spoiler, passateci sopra col mouse) la conversione del “cattivo” stile la banalità del bene, che un po’ ti rinconcilia col genere umano anche se sai che è solo un film, e soprattutto queste atmosfere cupe, grigie, inquietanti, veramente tedesche stile ispettore derrick, che riportano alla mente aneddoti di prima o seconda mano pre (o immediatamente post) caduta del muro.

quelli che si nascondevano dentro i sedili delle auto per passare a berlino ovest (il museo del muro, che nel ‘91, mia ultima e unica visita a berlino, era fatto di due stanzette in stile “para-sovietico”)

le vetrine delle boutique del centro di bratislava con un solo singolo triste vestito esposto

le donne che rovistano nella cesta dei calzini spaiati ai magazzini GUM di mosca nel 1980

la securitate che la sera bussa a casa di mike a bucarest per un controllo di routine

(ma quando vedi le guardie che camminano lungo i corridoi della caserma, ti viene anche in mente che i tedeschi sembrano proprio tagliati per fare gli aguzzini)

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* con seconda S pronunciata sonora , in piemontese significa qualcosa tipo “piciu”

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